Terre Ovali incontra i club bergamaschi

Nuova tappa del tour del movimento Terre Ovali e nuovi incontri con le società per i nostri capitani. Massimo Giovanelli e Marcello Cuttitta, instancabili e incisivi come quando giocavano, non sentono il peso di girare l’Italia per raccontare la loro voglia di cambiamento del rugby nostrano e soprattutto per ascoltare i problemi e i bisogni delle società, dei tecnici e dei presidenti. La serata del 21 giugno è stata l’occasione per incontrare nella sede del Rugby Bergamo le realtà orobiche e sentire ancora una volta quale e quanta voglia di rinnovamento e di rinascita ci sia alla base della palla ovale italica. Ad ascoltare i nostri capitani erano presenti i rappresentanti dei Black Eagle Rugby Brembate Sopra, Rugby Treviglio, Rugby Orio, i padroni di casa del Rugby Bergamo, gli Orobic Rugby Club, Rugby Valseriana e in una piccola trasferta fuori provincia anche il presidente dei Pirati Rugby Vimercate e quello dei Rugby Lyons Settimo Milanese.

Presente in qualità di uditore anche l’ex consigliere federale Giulio Donati, in rappresentanza del movimento Pronti al Cambiamento di Marzio Innocenti. Due ore e mezza di confronto e brainstorming sull’evoluzione e le problematiche del nostro sport con Massimo e Marcello che hanno insistito sulla volontà di intervenire per il miglioramento degli impianti e per avere la forza di stipulare delle convenzioni con Coni, enti locali e governo centrale in modo da garantirsi un supporto progettuale alla riqualificazione delle strutture e dei campi e per avere sgravi fiscali nel fare i lavori necessari. Le società presenti hanno anche toccato un altro punto chiave del programma di Terre Ovali, vale a dire l’impellente e conclamato bisogno di intervenire sulla formazione di tecnici, allenatori, dirigenti, condicio sine qua non per creare vere e proprie società modello, con un organigramma funzionale e personale qualificato che consenta loro uno sviluppo graduale e costante nel tempo. Non si è dimenticato di parlare dell’importanza che devono avere i singoli club nella formazione degli atleti e dei propri ragazzi, laddove i club devono tornare a creare il senso di identità e di appartenenza alla maglia per garantire una crescita sostenibile e condivisa a tutto il movimento, da Nord a Sud, lavorando sul territorio, sull’integrazione e sulla base per mettere solide fondamenta e radici. La proposta lanciata da Giovanelli di lavorare in sinergia con le Università, le scuole primarie e secondarie, senza tralasciare il Ministero dell’Istruzione, per inserire il rugby nei programmi di studio fin dalla più tenera età ha strappato più di un sorriso fra i presenti, perché si è capito quale può essere la valenza di quest’idea che potrebbe veramente garantire a questa disciplina un notevole salto di qualità, diventando chissà, magari molto presto, il secondo sport nazionale. Insomma si è capito che il rugby italiano non deve più avere la Nazionale come vetrina, ma deve tornare ad avere i club al centro del progetto e del “villaggio” e avere di nuovo un campionato d’Eccellenza di livello con squadre anche di grandi città e metropoli che siano espressione di tutta la Penisola, per non vedere più le nostre formazioni soccombere nelle Coppe Europee con punteggi umilianti e ridicoli.

 

Buon rugby a tutti da Terre Ovali e alla prossima tappa!

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